Attenzione: verificare sempre l'idoneità degli ingredienti utilizzati cercando il claim "senza glutine" sulla confezione, o fare riferimento alla Spiga Barrata oppure controllare sul prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia.


La dieta mediterranea

            


           
La dieta mediterranea

A cura di Lucia Camporese - Responsabile AIDAP


Erano gli anni '50 quando il professor Ancel Keys, statunitense, effettua uno studio, il Seven Countries Study, che porta agli onori della "medicina basata sulle evidenze" (la evidence based medicine) il valore della dieta mediterranea.
Si tratta di uno studio comparativo di diversi ordini alimentari condotto su un ampio campione di popolazione in sette Paesi (Italia, Finlandia, Giappone, Grecia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia). Il risultato è che una dieta ricca in frutta, verdura, cereali, pane, pesce, olio di oliva assicura una migliore condizione cardiovascolare. Peggio andavano gli abitanti dei paesi del Nord Europa il cui regime alimentare era ricco di molti grassi saturi (burro, strutto, carne rossa, etc).

Successivamente, nel 1993, ad una conferenza presso la Harvard School of Public Health viene presentata la "Piramide Alimentare" che detta i suggerimenti da seguire per una corretta alimentazione secondo le regole della dieta mediterranea. La piramide ha subito diversi cambiamenti nel corso degli anni, ma il concetto è rimasto immutato. La dieta mediterranea, com’è noto, fa riferimento alle abitudini alimentari comuni in epoche passate in popolazioni dell’area mediterranea. Indagini epidemiologiche, studi prospettici e di intervento hanno confermato l’efficacia dell’adesione a uno stile alimentare mediterraneo nella prevenzione e nel trattamento dei fattori di rischio cardiovascolare, tra cui l’obesità, l’ipertensione arteriosa, diabete mellito e sindrome metabolica e nel ridurre la mortalità da tutte le cause. Gli effetti della dieta sull’invecchiamento, le neoplasie, le malattie neurologiche degenerative sono oggetto di numerose ricerche.
Anche i sanitari inglesi si schierano a favore della dieta mediterranea con la pubblicazione delle linee guida dedicate alla relazione tra salute e peso corporeo. Maggior movimento e più frutta, legumi, verdura e pesce per combattere i chili in eccesso; in Gran Bretagna, il National Institute for Health and Care Excellence (Nice) ha steso delle linee guida “Maintaining a healthy weight and preventing excess weight gain among children and adults”. Un complesso di linee guida dedicato agli stili di vita, nulla di particolarmente nuovo, ma con l’indubbio vantaggio di una raccolta sistematica di raccomandazioni evidence based. In particolare in una raccomandazione si cita esplicitamente la dieta mediterranea: «un regime che prevede un consumo di quantità superiori alla media di frutta, verdure, legumi, olio di oliva, noci e pesce; quantità moderate di vino; e quantità inferiori alla media di carne, latticini e grassi saturi». Si sottolinea anche l’importanza della prima colazione, la cui composizione deve però essere coerente con le indicazioni dietetiche salutari: quindi pochi zuccheri, cereali integrali e latte parzialmente scremato.

Oggi, purtroppo, stiamo assistendo ad un fenomeno contrario, un emulazione dello stile di vita americano che hanno importato il   "Junk Food", cibo spazzatura, in tutto il mondo e che minaccia  lo "stile di vita" che è sotteso alla tradizione mediterranea: gli ingredienti freschi, i prodotti locali, la cura nella cucina, le piccole porzioni.
La globalizzazione con i fast food, l’industrializzazione del cibo, i cibi conservati, le porzioni maxi sta anche spingendo una fetta di popolazione sensibile, nonché figure professionali che si occupano di alimentazione e corretti stili di vita,   verso un consumo sempre più consapevole. Ecco che i prodotti regionali, soprattutto nel nostro paese, hanno ancora un mercato antagonista alla grande catena di distribuzione e così i fast food sono in lotta con gli slow food.
Forse qualcosa inizia a cambiare, siamo sulla buona strada ma c’è ancora molto da fare per preservare la salute attraverso nuovi stili di vita più consapevoli e salutari.

Referenze:
-       Willett WC, Sacks F, Trichopoulou A, Drescher G, Ferro-Luzzi A, Helsing E, et al. (1995) Mediterranean diet pyramid: a cultural model for healthy eating. Am J Clin Nutr 61: 1402S–1406S.
-       Liyanage T, Ninomiya T, Wang A, Neal B, Jun M, Wong MG, Jardine M, Hillis GS, Perkovic V. Effects of the Mediterranean Diet on Cardiovascular Outcomes-A Systematic Review and Meta-Analysis. PLoS One. 2016 Aug 10;11(8)


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